… All’alba del giorno dopo partii per la città. Avevo una valigia più grossa delle altre volte. Il treno partì, era un po’ in ritardo, ebbi il tempo per riconoscere e chiamare per nome i Monti Alti, uno per uno. Poi il treno fischiò, annunciando la partenza. Mi tornò in mente una frase di Baruch, il giorno che Fefelli era statto eletto sindaco e tutti erano mogi: “C’è gente che dice che vuol lottare e poi confonde il fischio d’inizio della partita con quello dell’ultimo minuto, e va a casa”. Guardai fuori dal finestrino. Il paese era avvolto nella nebbia della mattina, il sole cominciava a illuminarlo. Immaginai chi si stava svegliando, chi lavorava già, chi dormiva ancora e chi indugiava nel letto, a metà tra i colori dei sogni e la luce che entrava dalla finestra. chiusi gli occhi, e ci entrò il fiume…
da Saltatempo di S. Benni
E’ forse questa la condizione di chi vuole impegnarsi, resistere, lottare? Confondere il fischio d’inizio con quello della fine e abbandonare?
Ci auguriamo di no. Anzi speriamo che, oltre alla partecipazione, all’indignazione e alla reazione per quello che non va, rimanga quello slancio all’utopia e al sogno che produce impegno, passione e.
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