Il secondo tragico tentativo

 QUALCHE CITTADINO CANALESE PER CASO HA POTUTO LEGGERE I NOSTRI VOLANTINI CHE VOLEVANO DARE ALCUNE RIFLESSIONI SUL RADUNO DEGLI ALPINI? NO, PERCHE’ QUALCUN ALTRO LI HA SISTEMATICAMENTE STACCATI!

Riportiamo un passo da una tragedia di Sofocle che ben esprime il nostro stato d’animo.
Creonte, il tiranno che ha preso il potere nella città di Tebe, interroga la giovane Antigone sul perché questa abbia osato infrangere uno dei suoi divieti seppellendo il corpo di suo fratello Polinice, nemico della città.

CREONTE: Sapevi che c’era il divieto di fare quello che hai fatto?
ANTIGONE: Sì. Come potevo non saperlo? Era un editto pubblico.
C: E hai osato trasgredire la legge?
A: L’editto non era di Zeus, e la giustizia che sta accanto agli dei non ha mai stabilito tra gli uomini leggi come queste. Non ho ritenuto che i tuoi decreti avessero tanto potere da far trasgredire a un essere umano le leggi non scritte e immutabili fissate dagli dei. Non potevo, per paura di un uomo, rendermi colpevole di fronte agli dei.
C: Sei la sola tra i Tebani a pensare queste cose.
A: No, anche loro la pensano così, ma tacciono per riguardo di te.
C: E tu non hai vergogna a distinguerti da tutti?
A: Non è vergogna il rispetto dei propri cari.
C: Perché hai tentato di seppellire tuo fratello? L’avevo proibito.
A: Dovevo lo stesso. Era mio fratello.
C: Sapevi la sorte riservata a chi avesse osato rendergli onori funebri, chiunque fosse? Hai creduto che l’esser tu una principessa, bastava per metterti al di sopra della legge?
A: Anche se fossi stata una serva, udito l’editto, sarei uscita col grembiule per andare a seppellire mio fratello.
C: Hai vent’anni. Ascolta, tornerai in camera tua subito, dirai che sei malata, che non sei uscita da ieri. Io mi incarico del silenzio degli altri. Va’! Antigone! Dove vai? A che gioco giochi?
A: Non gioco. Bisogna che vada a seppellire mio fratello.
C: Rifarai quel gesto assurdo? Che puoi fare se non insanguinarti di nuovo le unghie e farti riprendere dalle guardie?
A: Nient’altro, lo so. Ma questo almeno posso farlo. E bisogna fare ciò che si può.

A tutti quelli che pensano che quello che facciamo sia inutile e assurdo, rispondiamo che la città è di tutti e tutti hanno il diritto di esprimere le proprie idee e dare coscienza alle altre persone. Noi sentiamo l’affissione di nostri volantini un modo efficace per trasmettere le nostre riflessioni. Tutti devono avere il diritto di potere comunicare, questo non può essere un privilegio limitato a chi ha la possibilità economica di ottenere i permessi. L’instaurarsi delle varie dittature totalitarie del secolo scorso è stata resa possibile proprio grazie all’ignoranza, alla disinformazione tra la gente e al divieto di esprimere le proprie opinioni liberamente.
Nonostante non sia una pratica consentita, non smetteremo. La nostra Costituzione ed i diritti di cui oggi godiamo sono stati ottenuti con il sangue dei nostri partigiani che hanno combattuto le leggi ingiuste del fascismo. Così noi vogliamo poter manifestare ciò che pensiamo.
Chi ha capito i problemi della società ma non cerca di risolverli, NON HA CAPITO!

LA LIBERTA DI ESPRESSIONE E’ UN NOSTRO DIRITTO E CONTINUEREMO A DIFENDERLA PER COMUNICARE AUTONOMAMENTE LE NOSTRE IDEE.
QUESTO PER NOI E VIVERE VERAMENTE IL PAESE DI CANALE ED AFFRONTARE  I SUOI PROBLEMI.

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