“… Non ci sono stati dati un cuore perché ci odiassimo, mani perché ci sgozzassimo; non odiamoci, non straziamoci a vicenda! Che ci si possa tra noi uomini aiutare vicendevolmente; che le differenze che ci sono fra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi, fra i nostri imperfetti linguaggi, fra tutte le nostre ridicole usanze, fra tutte le nostre leggi imperfette, fra tutte le nostre opinioni insensate, fra tutte le nostre condizioni così disparate ai nostri occhi, non siano segnacoli di odio e di persecuzione! Possano tutti gli uomini ricordare che sono fratelli!” Voltaire
Riteniamo il reato di clandestinità una legge che pone restrizioni e limiti inaccettabili alla libertà ed ai diritti di ogni uomo: ciascuno deve essere libero di spostarsi e di viaggiare in questo mondo che è di tutti. Nessun popolo può sentirsi padrone di un’area solo perché le ha posto artificialmente dei confini ed ha deciso che è sua., mentre poi nella nostra società i grandi capitali di denaro sono liberi di muoversi da una parte all’altra del globo. Voler negare l’immigrazione vuol dire negare uno degli aspetti dell’esperienza umana che ha accompagnato l’uomo in tutta la sua storia: fin dalla preistoria infatti i popoli si sono sempre spostati. Partendo dall’Africa, che gli antropologi indicano come la sua area d’origine, l’uomo ha raggiunto tutte le regioni del mondo. Esaminiamo quindi la storia dell’area piemontese: i primi abitanti furono popolazioni liguri, non indoeuropee, successivamente colonizzate ed assimilatesi ai Celti, e questi ultimi furono a loro volta sconfitti dai Romani (che portarono il loro sistema amministrativo e la loro struttura statale). Questa terra è stata poi conquistata dalle popolazioni germaniche di Longobardi e Franchi, per passare poi sotto la casata dei Savoia, originaria della Francia centro-orientale. La religione cristiana professata dalla maggioranza della popolazione è nata in Palestina e un grande contributo alla sua diffusione in occidente è stato dato dalla predicazione di Paolo, a sua volta di origine israelita. Nessuna società è mai stata immune dal ricevere influssi dall’esterno: nessuna tradizione è mai rimasta immobile, ma in continuo mutamento. Prima di criticare le culture delle altre società è bene poi esaminare il comportamento tenuto nel corso dei secoli da parte della civiltà europea, che molti indicano come superiore, nei confronti delle altre popolazioni del mondo: per buona parte questo ha coinciso con la colonizzazione delle altre aree terrestri, con lo sterminio degli abitanti autoctoni (dai pellerossa americani, agli indios del Sud-America, agli aborigeni australiani…), con l’istituzione di governi coloniali repressivi volti allo sfruttamento più avido e insaziabile delle risorse materiali presenti sul territorio, con la distruzione del sistema di relazioni culturali preesistenti, introducendo logiche capitalistiche e sovvertendo gli ecosistemi naturali… Tuttora le grandi multinazionali continuano a sfruttare i giacimenti minerali e le materie prime di molti dei Paesi più poveri, portando avanti un sistema di neocolonialismo che affama questi Stati, anche dopo che questi ultimi sono riusciti, spesso dopo aspre e sanguinose battaglie, ad ottenere la propria indipendenza. È chiaro quindi come in tanti dalle aree più povere tentino di sfuggire a tali condizioni di miseria emigrando nei paesi più ricchi. Le leggi vigenti nel nostro paese tendono però a giustificare la presenza dell’immigrato solo in quanto lavoratore, escludendo da questa visione ogni dimensione personale. Intanto i nostri capi di governo intrattengono relazioni amichevoli con esponenti di Stati, come America o Russia, nei quali rispettivamente non è garantita libertà di stampa e i prigionieri politici vengono torturati (tra l’altro gli Americani hanno chiesto il permesso agli Iracheni prima di invadere il loro Paese con falsi pretesti come quello della presenza armi di distruzione di massa mai trovate?). Ma i più aperti sembrano essere i nostri imprenditori che aprono succursali nei Paesi dove il lavoro costa meno, chiudendo stabilimenti in Italia, mentre le punte di xenofobia si hanno in quelle zone, come il Veneto, nei quali l’impiego di manodopera straniera, in buona parte irregolare, è ormai divenuto indispensabile per far andare avanti l’economia. Le leggi sembrano comunque essere piuttosto morbide con i datori di lavoro che sfruttano gli immigrati irregolari, sottopagati e senza alcuna garanzia. E gli stessi ministri che firmano queste leggi si dicono cattolici, quando la predicazione evangelica era rivolta a tutti, anche a quegli stranieri, come i Samaritani, che erano malvisti a Gerusalemme. Insomma, direi che tutto questo basta a mostrare quanto le pretese posizioni razziste della politica siano ridicole ed incoerenti. Ma forse era già così evidente a qualsiasi cittadino un po’ attento che non era necessario questo volantino per dimostrarlo, no?
Gruppo di Coscienza Critica “Disadattata ma non Disattenta” Canalese
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a volte gli immigrati siamo noi:
http://gaberiele.wordpress.com/2009/01/31/quando-gli-immigrati-siamo-noi/