Wilfred Owen, poeta inglese, morto nel 1918, combatté e morì durante la prima guerra mondiale. Con queste parole ci chiediamo se ha ancora motivo commemorare quell’epoca (e molte altre anche più attuali, come Afghanistan o Iraq) come vittoria per la nostra patria. 600.000 morti in una guerra di offesa e non di difesa, non ci sembrano un trionfo. Ci sembrano un lutto. E il nostro sindaco, sul programma della due giorni degli alpini a Canale parla di “gesta che hanno fatto grande e importante la nostra Patria”. Ha senso marciare e fare cerimonie con la stessa retorica di 60 anni fa?
“Auspichiamo che abbia termine finalmente ogni discriminazione e ogni divisione di Patria di fronte ai soldati di tutti i fronti e di tutte le divise. Rispettiamo la sofferenza e la morte, ma davanti ai giovani, non facciamo pericolose confusioni fra il bene e il male, fra la verità e l’errore, fra la morte di un aggressore e quella della sua vittima. Se volete diciamo: preghiamo per quegli infelici che, avvelenati senza loro colpa da una propaganda d’odio, si son sacrificati per il loro malinteso ideale di Patria calpestando senza avvedersene ogni altro nobile ideale umano.”
Don Lorenzo Milani, “L’obbedienza non è più una virtù”
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